Balestrieri Sansepolcro

La Balestra

Senza interruzione di sorta sono secoli che Gubbio e Sansepolcro, con i loro balestrieri, disputano il Palio della Balestra® due volte l'anno, in onore dei propri santi: Ubaldo, Egidio ed Arcano; l'ultima domenica di maggio in terra eugubina e la seconda domenica di settembre a Borgo Santo Sepolcro. Il Palio è regolato da un antico codice ratificato nel 1619. La balestra, micidiale arma da postazione usata per scontri cruenti, è divenuta oggi motivo di incontro, di amicizia e di fratellanza fra la cultura umbra e quella toscana.

La balestra o "ballista" è composta da un arco di acciaio posto nella parte estrema di un fusto di legno detto "tiniere" o "teniere", da una corda fissata all' estremità dell'arco, da un sistema di caricamento e da uno di puntamento.
Quando il balestriere scocca il tiro, la corda trattenuta dalla "noce" (aggancio stazionario di caricamento) libera in maniera folgorante tutta la potenza, dall'arco accumulata durante il caricamento (la balestra viene caricata tramite un argano detto "martinetto" o "baldrigo") e scaglia il dardo verso un bersaglio, detto "corniolo", formato da una rotella da cui aggetta un tronco di cono. Il centro è del diametro di tre centimetri e nel mezzo c'è un chiodo detto "bulletta" o "pulsone". La distanza regolamentare fra la postazione di tiro e il bersaglio è di trentasei metri.
I dardi o frecce scagliati dalla balestra si chiamano anche "verrette", "verrettoni" o "puntadure". Sono composti da un fusto in legno tornito, con anteriormente un puntale di ferro e posteriormente da due penne o "timoni".

I balestrieri sono incitati alla tenzone dal motto: "si balestri il Palio con virtù ed onestà e la vittoria arrida a lo migliore in campo".

STORIA DELLA BALESTRA IN ITALIA

Brano tratto dal libro "Il Palio della Balestra a Sansepolcro" di Mariangela Betti e Giovanni Tricca

La balestra, arma da getto utilizzata per scagliare vari proiettili, frecce, quadrelli , sassi, può essere considerata un perfezionamento dell'arco per l'aggiunta di un fusto di legno, detto teniere, che ha la funzione di impugnatura e di potenziamento della gittata.

Le sue origini sono molto antiche.La prima testimonianza sulla balestra proviene da un reperto cinese risalente al periodo Han (206 a.C. - 220 d.C.) e documentazioni indirette di carattere letterario si ritrovano, sempre in Cina, fin dal VI secolo a.C
La balestra era conosciuta da Assiri, Babilonesi, Greci ed Egiziani. E' probabile che durante gli spostamenti delle armate persiane, modelli di balestra cinese siano giunti in Europa e si siano diffusi fino ad arrivare a conoscenza, dei Romani che li adottarono come armi da guerra durante il basso Impero.
Tuttavia i Romani usavano già un particolare tipo di balestra durante gli assedi, l'arcobalista, come ci testimoniano alcuni reperti della Gran Bretagna datati 54 a.C., a riprova della presenza di legionari-balestrieri nelle armate di Cesare.
Accanto all'arcobalista i Romani usavano anche gli scorpioni "così dimandati - dice Vegetìo - perché davano la morte con alcune piccole e sottili sagitte".
Alla fine dell'impero in ogni caso ogni centuria aveva in dotazione una balestra montata su affusti mobili e servita da 11 soldati.
Le pietre lanciate da questa macchina erano capaci di far saltare le merlature delle mura e non c'era falange, cui una di quelle pietre non abbattesse tutta la fila di fronte.
Con questa terribile arma i soldati lanciavano anche altri proiettili: quadrelli ferrosi, frecce e talvolta torce accese.
Non si hanno altre notizie circa l'uso delle balestre fino al X secolo, quando, come armi da difesa e da offesa, esse furono le protagoniste della scena militare, fino aIl'avvento delle armi da fuoco.
Si sa che Guglielmo il Conquistatore incluse dei balestrieri nell'armata che invase l'Inghilterra nel 1066. Regolari squadre di "balistari" erano presenti durante la prima Crociata (1096-1099): Genova aveva inviato in Terra Santa arcieri e balestrieri con a capo Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio, e Pisa aveva organizzato un corpo di balestrieri, guidato dall'Arcivescovo Daiberto.

Il successo dell'impiego della balestra in Terra Santa ne favorì la diffusione in tutto il mondo occidentale, ma essa, tuttavia, a causa dell'uso sempre più frequente di frecce avvelenate, che la rendevano ancora più micidiale, nel 1139 subì l'anatema di Papa Innocenzo IL, durante il Secondo Concilio Lateranense: "illam mortiferam artem et Deo odibilem Ballistariorum et Sagittariorum adversus Christianos et Catholicos exerceri de cetero sub anathemate prohibemus". Benché si applicasse soltanto all'uso della balestra contro altri cristiani, la scomunica rimase lettera morta fin dall'inizio e la balestra, con grave pericolo per le varie milizie, divenne l'arma preferita dei mercenari europei (i Genovesi in particolare guadagnarono un'alta stima per la loro perizia nell'usarla) tanto che una delle clausole della Magna Charta metteva al bando dal regno i balestrieri stranieri, responsabili di numerose agitazioni per la tracotanza con cui agivano disponendo di un'arma tanto pericolosa.

In Italia si trovano notizie sui balestrieri in cronache che risalgono a poco dopo il Mille, quando nessun altro popolo aveva ancora milizie organizzate di balestrieri.
Nel 1003, ad esempio, certo Vittore Ricucchi condusse i Pisani contro il re Musetto in Sardegna e in questa circostanza alcuni balestrieri fecero prodezze nell'assalto di Olbia (2).
Con la nascita dei liberi Comuni e l'istituzione delle milizie popolari e cittadine si usò la balestra non soltanto nel campo di battaglia ma anche durante i periodi di pace, in occasione di gare che si organizzavano prevalentemente nei giorni festivi e avevano, naturalmente, la funzione di mantenere in esercizio i cittadini addetti all'uso dell'arma.
Notizie della prima "compagnia del popolo" e delle sue esercitazioni si ritrovano nell'ordinamento comunale di Pisa dell'anno 1162, nel quale si stabilisce che, in tempo di pace, un Capitano eserciti gli uomini alle armi attraverso varie prove: il tiro della balestra, della lancia e della verga sardanesca. L'esercizio del "trarre a mira" diventa così una parte integrante dell'istruzione militare delle compagnie cittadine. La repubblica genovese, fin dal 1158, aveva a sua volta organizzato contro il Barbarossa compagnie di balestrieri e di saettatori tanto numerose che venivano spesi cento marchi d'argento al giorno per fornire cibo agli uomini (3).

Nel 1245 Genova era in grado di inviare 500 balestrieri in aiuto dei Milanesi che erano impegnati contro l'imperatore Federico Il: in quell'occasione i balestrieri si distinsero tanto che furono loro assegnati anche incarichi molto pericolosi.
Tuttavia, in seguito ad un improvviso assalto condotto dal re Sino, figlio naturale dell'imperatore, contro il corpo dei Milanesi, molti soldati furono fatti prigionieri, ma soprattutto i balestrieri di Genova, i quali, una volta nelle mani del nemico, pagarono duramente per le loro prove di coraggio e di abilità: "...a ciascuno dei balestrieri genovesi fu tagliata una mano e cavato l'occhio destro e poi in spazio di tempo furono liberati e tornati a Genova gli fu stabilito dalla Repubblica una ordinaria provvisione in loro vita, sugli Uffici del Comune.
L'abilità raggiunta dai balestrieri genovesi è testimoniata anche dalla presenza di 15.000 di loro sotto il comando di Carlo Grimaldi e di Aitone Doria alla battaglia di Crecy (26 agosto 1346) che fu combattuta da Filippo IV di Valois contro Enrico III d'inghilterra. in questa battaglia essi, nonostante la loro abilità, fallirono per circostanze e fatti contrari: la pioggia, durante il cammino verso il campo inglese, aveva reso inservibili le balestre, così che essi furono crivellati dalle frecce degli inglesi e i superstiti, considerati traditori, massacrati per ordine di Filippo di Valois. Nel secolo XII i consoli reggenti di S. Marino autorizzano la costruzione di balestre da posta e di balestre manesche e più tardi gli Statuti dell'arengo sammarinese impongono ai Consoli di provvedere, durante i sei mesi del loro incarico, all'acquisto di una grossa balestra con 24 quadrelli e con un buon baldrigo (5). odi osso odi legno, da consegnare al Massaro (6) del Comune.

Anche Firenze nel 1250 aveva istituito la propria milizia comunale ripartita i soldati a cavallo e a piedi: i nobili e i ricchi militavano a cavallo, i popolani a piedi. Ogni individuo dall'età compresa fra i 15 e i 70 anni era "descritto" nelle compagnie della città.
Ogni compagnia possedeva armi proprie: venti balestre, venti lance, venti mannaie aretine, e fra le venti balestre, dovevano esservene 4 grosse, rispettivamente "a due piedi" o "a torno". In tempo di guerra venivano chiamati alle armi soltanto i balestrieti ritenuti idonei per età e capacità.
La scelta veniva fatta dai capitani della milizia cittadina, divisa in sei Compagnie, quanti erano i "Sesti" della città. Ogni compagnia, come si è detto, doveva essere provvista di balestre grosse ed alcuni ufficiali erano incaricati "ad portandum et conducendum balistas grossas". Fra questi ufficiali è nominato nel Sesto d'Oltrarno, Armoleo figlio di Bonizio Sarti da Borgo Sansepolcro.
Con questa struttura militare i balestrieri fiorentini partecipano alla battaglia di Montaperti e da quel momento fanno regolarmente parte delle schiere d'attacco nelle successive battaglie di Colle Vai d'EIsa (1269) e di Campaldino (1289) (8).
In Francia, sotto il regno di 5. Luigi, la milizia dei balestrieri godeva di una tale stima che fu istituita la carica di "maitre d'arbalétriers", che si estinse solo nel 1534 con la morte dell'ultimo gran maestro Aymone de Brie (9).
Sempre in Francia nel 1300 un Dotto di Giuliano della famiglia dei Dotti da Borgo Sansepolcro ricoprì la carica dapprima di Colonnello, poi di Generale, degli Arcieri del Re (10).

Attorno alla metà del secolo XIV inizia la crisi della milizia cittadina in seguito all'avvento delle truppe mercenarie. L'evento trova la sua giustificazione nella notevole evoluzione economico-sociale della città, seguita allo sviluppo e all'incremento di tutte le attività commerciali e imprenditoriali.
La città si rinnova e si dà una serie di ordinamenti che privilegiano l'economia e la ricchezza allo stesso modo delle esigenze di difesa militare.
Infatti i cittadini, ormai avviati alle più diverse attività di lucro e impegnati nei commerci e nell'ampliamento dei loro patrimoni, si sentono sempre meno disponibili a dare un contributo attivo alla milizia cittadina: di qui la necessità di ricorrere a un nuovo tipo di corpo militare e di arruolare soldati di mestiere. Nascono in tal modo quei corpi specializzati che, anche se formati di uomini assoldati, riescono tuttavia a dare un immagine di efficienza e a perfezionare anche l'arte bellica e l'uso di alcune armi. I cittadini sono comunque sempre pronti ad intervenire ad ogni serio pericolo che minacci i loro affari. Ne è prova Firenze dove, nel 1356, fu emanata una ordinanza con la quale si assoldavano 400 balestrieri (11), provvisti di celata, di corrazza, di coltello feritòio e di una balestra con dieci verrettoni o frecce a guisa di spiedo. Di queste armi dovevano far mostra ogni mese.
L'ordinanza stabiliva, inoltre, l'obbligo di "imberciare (12) e acquistare e conservare la esperienza di imberciare in que' luoghi e in que' tempi ne' quali, quando, e come sarà ordinato da officiali da deputarsi a tal uopo e sotto le pene da determinarsi da quegli officiali..." (13).
A questo proposito Matteo Villani nella sua Cronaca aggiunge: "...a ogni rassegnamento gli officiali facevano fare per ogni Gonfalone un bello e nobile balestro e tre ricche schiere, il quale ponevano in premio e in onore di quel balestriere della compagnia del gonfalone che tre continovi tratti saettando a berzaglio vinceva gli altri; e ancora così facevano ne' comuni del contado per esercitare gli uomini, per vaghezza dell'onore e divenire buoni balestrieri e fu cagione di grande esercitamento nel balestro tanto che tra sé nella città e nel contado ogni dì di festa si ragunavano insieme i balestrieri a farle loro gioco, sollazzo per singolare diporto" (14).

Una disposizione di questo tipo trova la sua ragione nelle gravi minacce arrecate alla Repubblica fiorentina dalla compagnia del Conte Lando, che stava per passare in Toscana dalla Romagna. La Repubblica riuscì ad assoldare, tra città e contado, 2500 balestrieri esperti ed armati di corrazzine che, inviati ai passi dell'Appennino, fermarono l'avanzata di quella compagnia, la quale "vedendo la Repubblica fiorentina così ben fortificata, lasciato il progetto di entrare in Toscana, passò a trattare coi Signori di Lombardia" (15).
L'estrema facilità con cui Firenze poté in breve tempo radunare 2500 'balestrieri esperti', che negli anni successivi raggiunsero il numero di 4000 (16), testimonia la grande diffusione che questa arma aveva presso il popolo, che si dedicò ad essa esercitandosi al suo uso.
Notizie sull'ordinamento dei balestrieri si ritrovano anche negli Statuti municipali della città di Orvieto, dai quali si apprende che, intorno al 1300, veniva periodicamente rinnovata la matricola dei balestrieri dal Capitano coadiuvato da sette savi. La matricola veniva poi riposta tra gli atti pubblici nella Chiesa di 5. Giovanni. In caso di bisogno, i balestrieri orvietani erano chiamati in servizio per estrazione a sorte dei loro nomi e inviati a guardia del Comune o ad altre operazioni. L'estrazione continuava fino a borsa esaurita così che ogni libero cittadino diveniva a turno balestriere in difesa del Comune.
Come milizia cittadina i balestrieri non erano assoldati ma percepivano un salario durante il servizio (17).
Il necessario "esercitamento", che abbiamo visto stabilito dall'ordinan­za fiorentina, era praticato anche in molte altre città italiane.
Gli Statuti delle Società del popolo di Cremona del 1270 assegnano al capitano della milizia, eletto in ciascuna porta o quartiere, l'obbligo di radunare una volta al mese, in giorno di festa, gli uomini a lui assegnati e di condurli "dopo il desinare al luogo detto il Ceppo per esercitarsi nelle armi (18).

A Pisa, nella seconda metà del XIII secolo, i cittadini nel giorno di domenica erano soliti addestrarsi nel "trarre a mira" con gli archi e le balestre, tanto che il Comune, con apposito decreto, vietò lo svolgimento degli esercizi in determinati luoghi: "nessuno ardisca di tirare d'arco e di balestra né giuocare ad altro giuoco qualunque nelle Chiese di S. Maria e di S. Giovanni, né in quelle circostanze ad una distanza minore di dieci pertiche" (19). I balestrieri pisani "tutti li di delle domeniche siano tenuti d'andare a balestrare alle poste intorno alle mura della città e ad altri solitari luoghi".

A Genova, a riprova della grande diffusione degli esercizi di tiro, il Comune, nel 1352, giunse ad acquistare un pezzo di terra di proprietà dell Abbazia di S. Stefano per far tirare alla balestra e nei 1386 il Comune pagava 25 lire per quattro tazze d'argento da darsi in premio "a due balestrieri deputati sopra la milizia dell'arte del tirare con la balestra" (21).

La città di Recanati, nel 1423, delibera di solennizzare la festa di 5. Vito, protettore della città, e quella della natività di Maria, istituendo giochi di tiro con la balestra.

Nel 1443 anche Lucca istituisce il tiro a segno con la balestra: il giorno 29 di giugno i Magnifici Signori Anziani e il Gonfaloniere di Giustizia deliberano che ogni anno, il primo di maggio e di settembre, il Comune prepari a sue spese quattro premi del valore complessivo di formi diciotto da distribuire ai migliori balestrieri ammessi al tiro a segno.
In quei giorni doveva essere allestita nel cortile del palazzo una rotella con un centro dove tirare con la balestra: "i balestrieri portati alla distanza di cento venti passi dalla rotella, trarranno di là alla brocca (22) una volta sola per ciascuno " (23).
Viene poi stabilito che le frecce usate dovranno portare il nome del tiratore e che i deputati al giuoco, "ispezionata la rotella, prenderanno da quella quattro delle saette più da vicino alla brocca o proprio in essa confitte" poiché "la saetta conficcata nella brocca dà il miglior colpo". Nel caso che una seconda freccia colpisca e rompa l'asta dell'altra già confitta nella brocca, impedendo di conoscere il nome del primo tiratore allora la seconda "quando si sappia certamente cui pertineva, abbia il premio e la prima accusi non la legge ma la cattiva fortuna".
La deliberazione stabiliva che potevano partecipare alla gara soltanto i cittadini di Lucca o del contado, proprietari delle balestre, delle saette e del teniere. Il contravventore veniva multato di due ducati. Il regolamento lucchese dimostra ancora una volta che tramite l'istituzione del tiro a segno si persegue il fine di armare i cittadini, atti alla guerra, e prepararli alla difesa del libero Comune. Il regolamento è modificato nel 1490, quando si stabilisce di tenere quattro gare all'anno, due volte con le balestre e due volte con gli scoppietti e gli archibugi. E' questo, l'inizio dell'uso delle armi da fuoco. Ma, nonostante ciò, la balestra rimane presente ancora a lungo negli eserciti europei: ad esempio duecento balestrieri a cavallo fanno parte dell'armata di Francesco I nella battaglia di Marignano, del 1514, contro lo Sforza.
L'ultima notizia di balestrieri in battaglia si ha durante l'assedio di Torino del 1536, dove si ricorda un balestriere che da solo uccise più nemici degli stessi archibugeri (24). Ma se come arma la balestra fu destinata a scomparire, il suo pacifico uso rimase a lungo ed è giunto sino a noi.
Infatti, se dopo l'avvento delle armi da fuoco, la scarsità dei mezzi non permetteva certo a tutti di esercitarvisi, la relativa facilità nel disporre delle balestre fece sì che il loro uso per l'esercizio al tiro si perpetuasse nel tempo. Non solo, ma anche quando le armi da fuoco cominciarono a dominare sui campi di battaglia, la balestra continuò ad essere usata per motivi tecnici: "lo scoppiettatore doveva avere il cavalletto dove appoggiare lo scoppietto, portare la miccia e relativa materia incendiante; insomma erano tali e tanto complicate le manovre, che mentre un balestriere scoccava due o tre frecce, lo schioppettiere appena aveva posto la sua arma in stato di offesa. E accadeva spesso che nelle lunghe marce lo scoppietto diveniva uno strumento inutile, tanto è vero che questo principiò a imporsi alla balestra solo quando, dopo la metà del secolo XVI, si innestò la baionetta allo scoppietto" .
La moda delle nuove armi si fece comunque presto sentire anche nelle gare popolari. Nel 1542 a San Marino vengono istituite gare con premi per gli schioppettieri e, per continuare l'antica consuetudine e allargare l'esercizio del bersaglio alle nuove armi, gli Statuti della Repubblica, nel 1600, stabilirono che ogni anno, nel giorno di 5. Marino, si svolgesse una gara con premio sia per il tiro con le balestre che con gli schioppi.
Il continuo progresso tecnico-militare rese ben presto superati gli schioppetti, che scomparvero, mentre la balestra continuò ad essere presente nelle tradizioni e nelle feste di molti popoli. Ancora oggi le gare di tiro alla balestra sono patrimonio di alcune città italiane: Gubbio, Lucca, Massa Marittima, S. Marino e Sansepolcro.

Nate come esercitazioni militari delle Compagnie del popolo o Società d'armi, che erano difesa e garanzia della libertà e dell'indipendenza dei Comuni medioevali, si trasformarono successivamente in gioco stabilito e regolato da bandi e statuti antichissimi. Tra i tanti documenti che testimoniano il costume di giostrare il Palio della balestra a Gubbio, nel giorno di S. Ubaldo, è rilevante una cronaca del 1461:
"La domenica si balestrò il palio et la compagnia di Santa Croce andò con molte donne a fare compagnia a Madonna (Batista Sforza) la quale andò vedere balestrare" (26). Nei documenti di archivio di S. Marino si trovano "Capituli del palio", che risalgono al 1537, nei quali vengono stabiliti il regolamento del tiro e l'elenco preciso dei tiratori con archibugio e con balestra.

A Lucca un vero e proprio regolamento di tiro con la balestra risale al 1443.

A Massa Marittima un documento del 1476, conservato nell'Archivio Comunale, stabilisce che "si balestri un balestro ogni tre mesi. Che si dia agli giovani qualche exercizio laudevole, provveduto sia che quattro volte annue si facci balestrare di tre mesi in tre mesi, balistrandosi ogni volta tre volte, ciò è in tre di festivi comandati, e qualunque in quelli tre dì averà più colpi a lui sia donato un balestro d'acciaio con girello essendo massetario et abitante in Massa e non ad altri e di questa balestra due ne paghi il Comune di Massa, e gli altri due il Podestà cioè ogni Podestà uno, e in questo modo si diviaranno i giovani della caccia e inviaronnosi al laudevole exercizio del balestro, da poter essere utili nelli casi et tempi occorrenti" (27).

L'incalzare delle armi da fuoco interrompe la tradizione dei Palii a Lucca e a Massa Marittima.

A San Marino si balestrano pali sino al 1852 quando, i disordini e i malumori arrecati dal precedente passaggio di Garibaldi consigliano il Legato pontificio a far sospendere "temporaneamente" il tiro.

Solo a Gubbio e a Sansepolcro il tiro alla balestra si è praticato ininterrottamente sino ai giorni nostri e ha dato vita a pali appassionanti, come testimonia il successo ottenuto da quelli svoltisi nella Piazza Torre di Berta di Sansepolcro, dove gli spettatori, alla presenza di figuranti e balestrieri vestiti di panni quattrocenteschi, rivivono ogni anno le suggestive emozioni provate davanti alle opere di Piero della Francesca.

STORIA della balestra nel mondo NATIONAL GEOGRAPHICS

341 B.C. Prima annotazione certa dell'uso della Balestra nella battaglia di MA-Ling in Cina.
228 B.C. Trovato un Manufatto della Balestra e, ancor prima, un meccanismo in bronzo della serratura dalla tomba di Yu Wang.
A.D. 300-700 Sculture romane dei Balestrieri
A.D. 1000 ca. La Balestra entra di largo uso nell'ovest
A.D. 1066 Esperti Balestrieri accompagnano William il Conquistatore quando invade l'Inghilterra
A.D. 1139 Il Consiglio di Laterano come Papa Innocenzo II proibisce l'uso della Balestra fra i cristiani, che viene dichiarata arma "Mortale e avversa a Dio ed inadatta ad essere usata fra i cristiani."
A.D. 1192 Vittoria dei crociati a Jaffa aiutati dalla balestra
A.D. 1314 Prima annotazione certa dell'assicella d'acciaio
A.D. 1346 Un balestriere genovese sconfitto a Crecy dagli Arceri inglesi
A.D. 1503 Viene emanata le prima di molte leggi degli inglesi che limitano il possesso e l'uso delle Balestre
1550-1600 I fucili sostituiscono le balestre nella maggior parte degli eserciti occidentali; le balestre modificate per lo sport sono ancora popolari per la caccia
A.D. 1650 Le competizioni di tiro con la balestra ad un bersaglio diventano popolari
1700-1800 I cinesi sviluppano un caricamento automatico
A.D. 1860 Trovata la prova fotografica dalla Cina che mostra il sistema di autoricarica delle balestre ancora usato come arma militare
1939-1945 Una Balestra con tiro veloce della freccia usato dai commandos australiani nel pacifico
1945-1975 Le balestre sono state impiegate dalla gente del Montagnard e dalle forze speciali degli Stati Uniti durante la guerra di Vietnam
1960-ad oggi La balestra viene usata anche per sparare i dardi anestetici per catturare la fauna selvatica; inoltre viene usata per ottenere i campioni del tessuto dagli animali marini per ricavarne le informazioni genetiche